Friday, December 9, 2022
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Licorice Pizza

Sullo sfondo di una Los Angeles agli inizi degli anni ‘70, il quindicenne Gary Valentine (interpretato da Cooper Hoffman, figlio del mai troppo compianto Philip Seymour), conosce e si innamora della venticinquenne Alana Kane (la musicista Alana Haim, già diretta in alcuni video musicali da Anderson).


di Alessandro Furriolo (per il Quotidiano l’Italiano)

Sembra quasi stonare il pensiero di una storia d’amore adolescenziale scritta e diretta da Paul Thomas Anderson.

L’idea che il regista di capolavori drammatici quali Magnolia e Il Petroliere, si cimenti su un tema apparentemente così banale, potrebbe far storcere il naso ai più.

Eppure, Licorice Pizza (termine con il quale gli inglesi chiamano i vinili, oltre che nome di uno storico negozio di dischi americano) va ben oltre quanto le sue premesse possano farci pensare.

Sullo sfondo di una Los Angeles agli inizi degli anni ‘70, il quindicenne Gary Valentine (interpretato da Cooper Hoffman, figlio del mai troppo compianto Philip Seymour), conosce e si innamora della venticinquenne Alana Kane (la musicista Alana Haim, già diretta in alcuni video musicali da Anderson).

Il regista Paul Thomas Anderson

La differenza d’età spinge Alana a non prendere troppo sul serio Gary, ma le sue doti da giovane attore, nonché la sua incontenibile sfacciataggine, incuriosiranno la ragazza, dando vita tra i due a un rapporto tanto sui generis quanto profondo.

Le interpretazioni dei due protagonisti sono il vero motore trainante del film, toccanti, magnetiche e capaci di entrarvi nel cuore grazie anche a una sceneggiatura fresca, divertente e incredibilmente genuina.

L’intreccio tra le vite dei due ragazzi, è un volteggio continuo tra situazioni ed eventi a tratti paradossali, che li porteranno più volte a perdersi e a ritrovarsi, sempre strattonati da una parte e dall’altra da adulti ormai negativamente plasmati dalla vita hollywoodiana.

Proprio tra gli adulti in questione, sono assolutamente da sottolineare le interpretazioni di Sean Penn, Tom Waits e, soprattutto, Bradley Cooper, che ci regalano dei personaggi memorabili, strampalati e decisamente indimenticabili.

Sean Penn

La Hollywood dipinta in questo film, non è quella glamour e disinibita di Boogie Nights, o meglio la diventerà, ma non è questo il momento. Qui, guardiamo ancora attraverso gli occhi di due giovani che affrontano la vita con la leggerezza, le speranze e l’irrequietezza che precedono il passaggio all’età adulta.

I traumi, le gioie e le vicissitudini dei due protagonisti sono forse quanto di più reale mai descritto da Anderson. Siamo ben lontani dagli atti di violenza semi-mefistofelica de Il Petroliere (a mio avviso l’Opera Magna del regista), o dall’inquietudine imperante di The Master.

Tuttavia, esiste un trait d’union tra questi grandi film (o un Filo Comune, per citare un’altra egregia opera di Anderson), ossia il senso di sconfitta e di perdizione che accompagnano in un modo o nell’altro tutti i suoi personaggi.

Bradley Cooper

Sconfitta da non intendersi necessariamente come tragedia (anche se il film non è del tutto scevro da momenti drammatici), ma da quel continuo altalenarsi tra certezze e smarrimenti che, soprattutto nell’adolescenza, ci formano come null’altro e che vanno a costituire la vera impalcatura del nostro essere adulti.

Un’ultima menzione va fatta per la perfetta scelta della colonna sonora, con meravigliosi brani di David Bowie, The Doors, Nina Simone, e tanti altri.

Molti definiranno Licorice Pizza come una piccola perla, o un piccolo capolavoro, io mi sento invece di definirlo una grande opera d’arte. Un film che non si limita a raccontare un amore fuori dagli schemi, ma sapientemente narra di un’età e di un periodo, a volte romanticamente idealizzati senza capirne il reale valore, e che sarà capace di donarci nuovi occhi con cui affrontare il resto delle nostre vite.

Alessandro Furriolo

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