Thursday, June 20, 2024
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Calcio – Serie B. Il Palermo vola al terzo posto e insidia quello della Cremonese valido per la promozione diretta

Quando si dice che i tifosi sono il dodicesimo uomo in campo, si ripete di solito una frase fatta che, però, quando si tratta del tifo del “Barbera” frase fatta non è, ma vita vera, vita vissuta, perché è amore alla millesima potenza, che sposta pure le montagne.


di Benvenuto Caminiti – dalla Redazione Sportiva per il Quotidiano l’Italiano)

PALERMO – Strepitosa partita del Palermo, che rifila tre gol al Como del duo Roberts-Fabrega e si arrampica sempre più in alto, là dove il cielo è più azzurro: i rosanero si avvicinano sempre più  alla serie A, anzi quasi la toccano con la mano.

E dire che la partita era cominciata nel silenzio glaciale della Curva Nord, che protestava in siffatto modo per non avere avuto il permesso da chi di competenza di esibire una coreografia in grande stile.

Un peccato di puntiglio, molto simile all’orgoglio, che, come capita sempre in questoioni del genere, alla resa dei conti, a pagarne le conseguenze non è il destinatario ma chi protesta.

Infatti per i quindici minuti di silenzio programmati dalla Curva Nord, in campo c’era una sola squadra, e non era il Palermo, ma il Como, che prendeva in mano le redini della partita e col suo palleggio, in verità più bello a vedersi che concreto, faceva e disfaceva la tela del suo gioco.

Tra il 9’ e il 14’ si rendeva anche (relativamente) pericoloso con le serpentine di Strefezzza e le cariche da bisonte infuriato di Gabrielloni, che producevano, però, solo due tiri , tranquillamente parati da Pigliacelli.

Ed ecco che al 15’ in punto, anzi ad esser pignoli, qualche secondo prima, si scatena l’inferno e i trentamila che colmano lo stadio in ogni ordine di posti danno la spinta che serve al Palermo per scrollarsi di dosso quel timore reverenziale che l’aveva attanagliato fino ad allora.

Anche stavolta, Corini ha preferito Di Mariano a Insigne e anche stavolta Corini ha fatto la scelta giusta, perché l’ex Lecce, in quell’abulico quarto d’ora iniziale, era stato  l’unico a battersi come un leone, fino a incitare i compagni a dar battaglia e scuotersi dal torpore che gl’intorpidiva i riflessi.  

Ed è stato lui ad aprire il conto nei confronti dello spocchioso Como, che continuava a fraseggiare come si trattasse di un’amichevole e non di una partita-clou, in chiave promozione.

“DiMA” (come, confidenzialmente, lo chiama Corini) scatta sulla fascia destra, si beve in velocità Barba, resiste alla spallata di Joannou e, sul filo della linea di fondo campo, crossa forte e teso. Sulla palla si avventa come una belva Brunori, che anticipa di un soffio Curto (ricordate?… Quel Curto che all’andata, al 95’, si diede per morto per uno scappellotto di Marconi , l’arbitro ci cascò come un allocco e assegnò il rigore del pareggio lariano)  e mette in rete il pallone dell’ 1-0. E  i trentamila sono in festa e cantano, ritmandoli come un’orchestra sinfonica, gli inni della vittoria.

Quando si dice che i tifosi sono il dodicesimo uomo in campo, si ripete di solito una frase fatta che, però, quando si tratta del tifo del “Barbera” frase fatta non è, ma vita vera, vita vissuta, perché è amore alla millesima potenza, che sposta pure le montagne.

In vantaggio a fine primo tempo, lo Stadio sembra placarsi, ed invece ricarica le batterie del tifo, in attesa della ripresa. Che comincia subito e lascia intendere al colto e all’inclita che in campo c’è il Palermo degli ultimi incontri, ovvero una squadra pronta per il salto di categoria, pronta a vincere le partite dando spettacolo.

Al 6’ il Palermo imbastisce un contropiede micidiale: Ranocchia ruba palla a centrocampo a Chajia, appena subentrato a Verdi, e verticalizza per Gomes, che parte come una saetta e si presenta solo davanti a Semper: gli basterebbe appoggiare nella rete praticamente sguarnita e, così segnare il suo primo gol in maglia rosanero e, invece, per eccesso d’altruismo, smista a Brunori, libero… E il Como si salva con una scivolata in extremis di Barba.

C’è un altro detto che nel calcio di solito è un luogo comune, e cioè che a gol sbagliato segue gol subito, ma non funziona in questo caso perché in campo, ormai, c’è  una squadra sola, ed è il Palermo di Corini. Infatti una decina di minuti dopo, precisamente al 19’,  raddoppia con l’ennesimo contropiede micidiale, innescato dall’ennesima fuga lungo l’out di destra di Di Mariano e cross al centro per l’accorrente Ranocchia, che di piatto mette in rete: niente male, l’ex Empoli, tre partite, tre gol… Altro che Strefezza, il tanto strombazzato Stefezza, che, dopo qualche coriandolo nei primi dieci minuti, è sparito dal campo.

Il Palermo ha ormai in pugno il risultato, ma non si accontenta, anzi pressa ancora di più e ancora di più attacca gli spazi e morde le caviglie dell’avversario. Così, a cambi effettuati (72’, Vasic e Coulibaly, rispettivamente per Ranocchia e Di Mariano) , il Palermo confeziona la rete del 3-0, ed è ancora un bel gol, uno schema provato in allenamento: punizione dai venti metri, batte Brunori che alza un pallonetto al di là della barriera e libera Di Francesco davanti a  Semprer: tiro, gol, 3-0…

Alla fine festa grande tra squadra e pubblico, con i giocatori, con in testa mister Corini, che prima saltano e cantano sotto la Curva Nord e poi fanno altrettanto sotto la Curva Sud. Ed è giusto così perché,  è vero che il cuore pulsante del tifo rosanero batte soprattutto in curva Nord, ma stavolta ha battuto forte in ogni angolo di stadio, anche nell’aristocratica, e spesso con la puzza lal naso, tribuna centrale.   

E c’è una scena che, più delle altre, tocca il cuore del vostro umile cronista: è vedere Aurelio, che non giocava una partita intera dallo scorso settembre e che oggi sostituiva l’acciaccato Lund, mentre la festa sotto la Curva Nord impazzava, cercare con lo sguardo nella baraonda il suo allenatore, trovarlo e stampargli sulla nuda nuca un bacio:  evidentemente, il suo modo di ringraziarlo per le belle parole di incoraggiamento spese per lui in conferenza stampa prepartita. Ma anche, se non soprattutto, il suo grazie all’allenatore che lo sta “sgrezzando” e gli sta trasmettendo i suoi valori. E non solo quelli del calcio, ma anche quelli della vita.  

Benvenuto Caminiti

IL TABELLINO DI PALERMO – COMO 3 – 0

PALERMO (4-3-3): Pigliacelli; Diakitè, Nedelcearu, Ceccaroni, Aurelio; Ranocchia (72′ Coulibaly), Gomes, Segre (91′ Traorè); Di Mariano (72′ Vasic), Brunori (86′ Soleri), Di Francesco (86′ Insigne). A disp.: Kanuric, Nespola, Buttaro, Marconi, Stulac, Henderson, Mancuso. All. Corini.

COMO (4-2-3-1): Semper; Curto (69ì Nsame), Goldaniga, Barba, Ioannou; Bellemo, Baselli (19′ Kone-45’+2 Abildgaard); Strefezza, Verdi (69′ Chajia), Da Cunha; Gabrielloni (69′ Ballet). A disp.: Bolchini, Sala, Iovine, Odenthal, Gioacchini, Braunoder, Cassandro. All. Roberts.

ARBITRO: Aureliano di Bologna (Pagliardini-Ricciardi).

MARCATORI: 34′ Brunori, 64′ Ranocchia, 82′ Di Francesco

NOTE: Ammoniti: Bellemo, Curto, Ballet (C), Di Mariano (P)

Abbraccio rosanero – Brunori festeggiato da Ranocchia e Di Francesco (gli autori di secondo e terzo gol)

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