Sunday, April 21, 2024
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Scandalo al sole di Sant’Andrea dello Jonio: dopo il deturpamento del litorale calabrese una nuova minaccia aleggia sul bosco incendiato

E allora ci chiediamo se possano bastare i prezzolati programmi diffusi sui canali delle tv di Stato per garantire alla Calabria quella nomea di Regione Turistica che a più riprese si tenta di dipingere come se fosse la cosa più semplice del mondo. Ci chiediamo e ragioni per le quali chi dovrebbe difendere il territorio tace e non “favella”… ricorre all’omertà e non denuncia… preferisce che tutto rimanga nell’incuria e nell’inedia anziché provvedere a ripristinare almeno la pulizia dei luoghi abbrutiti prima dal mare che inghiotte chilometri di costa e poi dal fuoco che ha divorato piante con decenni di vita alle spalle. Cumuli di legna sparsi ovunque costituiscono un grave pericolo ambientale col rischio che si possano verificare ulteriori incendi che andrebbero ad aggredire la macchia mediterranea e gli aranceti che sorgono al di là del percorso tra le dune sabbiose e quel che resta della flora distrutta.


di Riccardo Colao – Editoriale del direttore del Quotidiano l’Italiano

CATANZARO – Sul litorale jonico, lungo la prosecuzione della “costa degli Aranci” c’era una spiaggia tra le più belle di tutta la Calabria… poi a qualcuno è venuto in mente di edificare nel territorio sant’andreolese una specie di porto inutile che però si è reso utilissimo nel danneggiare la parte costiera più emozionante che si potesse vivere. L’erosione del mare non ha lasciato scampo a quelle che erano spiagge incontaminate e mai del tutto prese d’assalto dalla speculazione edilizia. Risultato? Oggi lo Jonio è avanzato di parecchi metri riducendo lo spazio vitale per tutti coloro i quali frequentavano questi luoghi.

Poi siccome le disgrazie non capitano mai sa sole, anzi si fanno, bene o male, accompagnare da qualche altra prova da affrontare per gli umani, ecco che è spuntato un incendio (ancora non si conoscono le ragioni e le eventuali colpe) che si è sviluppato cancellando quel polmone di verde e di piantagioni marine che erano un polmone verde offerenti riparo e ospitalità alle piccole creature della fauna locale.

Un brutto colpo. Un “uno – due” che avrebbe spedito al tappeto qualsiasi pugile allenato sul ring e che si è rivelato la combinazione fatale per la natura stessa del “genius loci” e per quanti si troveranno a transitare lungo il viale che era un’oasi naturalistica di tutto rispetto per turisti e viandanti.

Come se si fosse stretta una morsa da due parti: dal mare e dall’entroterra e il panorama che ne è derivato ora è quasi desolante e deprimente per chi deve o intende percorrere la strada di sabbia dove un tempo tra aranceti e pineti marini i profumi balsamici si mescolavano con quelli della brezza in una sinfonia di odori e di colori.

E allora ci chiediamo se possano bastare i prezzolati programmi diffusi sui canali delle tv di Stato per garantire alla Calabria quella nomea di Regione Turistica che a più riprese si tenta di dipingere come se fosse la cosa più semplice del mondo. Ci chiediamo le ragioni per le quali chi dovrebbe difendere il territorio tace e non “favella”… ricorre all’omertà e non denuncia… preferisce che tutto rimanga nell’incuria e nell’inedia anziché provvedere a ripristinare almeno la pulizia dei luoghi abbrutiti prima dal mare che inghiotte chilometri di costa e poi dal fuoco che ha divorato piante con decenni di vita alle spalle. Cumuli di legna sparsi ovunque costituiscono un grave pericolo ambientale col rischio che si possano verificare ulteriori incendi che andrebbero ad aggredire la macchia mediterranea e gli aranceti che sorgono al di là del percorso tra le dune sabbiose e quel che resta della flora distrutta.

Come si presenta attualmente una parte del percorso do cui denunciamo l’abbandono e l’incuria dopo l’incendio

La desolante, spettrale visione di quello che era un luogo magico, fiabesco stride con le tante velleità di amministrazioni comunali che non sembrano essere state elette per tutelare e difendere il territorio ma per ignorarlo e abbandonarlo al destino del degrado e della sua distruzione

Ecco che si prefigura il classico “scandalo al sole”… “made in Calabria”, quella stessa terra cara agli dei e agli antichi poeti come Omero che su questi lidi intese localizzare alcune tappe del pellegrinaggio di Ulisse figlio di Laerte e di Anticlea, sposo di Penelope, padre di Telemaco … sterminatore dei Proci… Peccato che gli amministratori locali non abbiano ereditato la grande capacità intuitiva di Odisseo che proprio lungo questi litorali incontrò ed amò Nausicaa, figlia di Alcinoo, re dei Feaci…

Si narra nel VI Canto dell’Odissea l’incontro, su una spiaggia nei pressi della foce del fiume, tra il naufrago Ulisse e Nausicaa proprio mentre la fanciulla si trovava al fiume per lavare le vesti nuziali con le sue compagne, così come l’aveva esortata a fare la dea Atena; Ulisse, ridestatosi dal torpore cagionato dal naufragio, si mostra irsuto e cinto di fronde alle fanciulle. Le giovani donne scappano, e solo Nausicaa, dopo aver ascoltato le dolci parole dell’eroe di Itaca, lo invita a ripulirsi e quindi a seguirla alla reggia, dove è attesa dal padre.

Ci chiediamo meravigliati dalla visione che ora abbrutisce lo sguardo, che cosa avrebbero potuto dirsi due personaggi come Ulisse e Nausicaa, se si fossero incontrati nella cornice di desolazione vissuta nel corso di un sopralluogo eseguito pochi giorni fa...

“Io mi t’inchino, signora: sei dea o sei mortale? Se dea tu sei, di quelli che il cielo vasto possiedono, Artemide, certo, la figlia del massimo Zeus, per bellezza e grandezza e figura mi sembri, Ma se tu sei mortale, di quelli che vivono in terra, tre volte beati il padre e la madre sovrana, tre volte beati i fratelli: perché sempre il cuore s’intenerisce loro di gioia, in grazia di te, quando contemplano un tal boccio muovere a danza. Ma soprattutto beatissimo in cuore, senza confronto, chi soverchiando coi doni, ti porterà a casa sua. Mai cosa simile ho veduto con gli occhi, né uomo, né donna: e riverenza a guardarti mi vince”…

Avrebbe potuto Omero nelle condizioni in cui versano questi luoghi scrivere frasi così nobili, belle, poetiche e romantiche? Avrebbe avuto modo di descrivere altrimenti posti incantevoli che sono stati violentati e trasformati nella peggiore delle sciatterie umane?

Non credo proprio… Ci auguriamo che gli “eletti” (nel senso politico) possano prendere i più seri e veloci provvedimenti per tentare di ripristinare luoghi che altrimenti saranno destinati a un continuo declassamento e impoverimento, a danno della comunità e dei calabresi

Riccardo Colao

Una vista della mal conservata spiaggia di Sant’Andrea dello Jonio

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