Friday, February 3, 2023
Quotidiano Nazionale Indipendente


Tutti siamo, toto corde, con l’Ucraina, con il suo diritto a respingere, come nazione, la tentata invasione da parte della Federazione Russa. Però si resta non perplessi bensì allibiti quando si vede, da una parte, un Governo ucraino sostenere una chiesa ortodossa definita nazionale

Non si entra nel merito, da liberali, su dove inizino e dove finiscano le competenze di Costantinopoli o di Mosca, ma di come l’autorità politica vi si inserisca. Si giunge fino al punto di discutere, sul culto, circa quali santi ammettere, per proibire tutti quelli “russi”.


di Riccardo Scarpa per il Quotidiano l’Italiano

ROMA – Secondo una visione liberale gli Stati, le istituzioni sovranazionali e le organizzazioni internazionali sono liberi e laici. Popolari – proprio alla lettera – in quanto il popolo, con i suoi ordinamenti politici, è autonomo rispetto alle credenze e alle organizzazioni clericali delle religioni positive. Questa separazione, poi, non è sempre facile da mantenere. I cittadini di uno Stato, spesso, sono anche credenti circa le verità di una religione positiva, oltre a essere inseriti nell’organizzazione della stessa.

La pienezza della separazione fra religione e politica e la fermezza delle istituzioni nel perseguirla e garantirla sono requisiti fondamentali per la caratura liberale di uno Stato. Tutti siamo, toto corde, con l’Ucraina, con il suo diritto a respingere, come nazione, la tentata invasione da parte della Federazione Russa. Però si resta non perplessi bensì allibiti quando si vede, da una parte, un Governo ucraino sostenere una chiesa ortodossa definita nazionale, aggeggiata con un “concilio di riunificazione” tra un cosiddetto Patriarcato di Kiev, istituito da un già pretendente al Patriarcato di Mosca e bocciato da quel Santo Sinodo, e una Chiesa autocefala ucraina voluta dal Patriarca di Costantinopoli; e dall’altra, perseguitare la millenaria Chiesa ortodossa ucraina, perché autonoma ma canonicamente riconosciuta dal Patriarcato di Mosca, nonostante che il metropolita, Onofrio di Kiev, abbia sempre censurato l’invasione russa, definita un “disastro”, in quanto “il popolo russo e quello ucraino provengono dalla fonte battesimale del Dnepr e una guerra tra loro è una ripetizione del peccato di Caino, che uccide il suo stesso fratello per invidia”.

Si potrebbe sottolineare come il metropolita Onofrio tratti con molta durezza i bombardamenti russi, che uccidono “un gran numero di civili, tra cui anzianidonne e bambini” e distruggono “infrastrutture umanitarie”. Qui, semplicemente, non si ritorna sulla persecuzione di questa chiesa, già rilevata in precedenza e giunta fino alla confisca della sua antica cattedrale. Ma si rileva come, nel 2023, in barba a ogni rispetto per la libertà di credenza, un Governo si adoperi per costituire una chiesa “ufficiale”.

Non si entra nel merito, da liberali, su dove inizino e dove finiscano le competenze di Costantinopoli o di Mosca, ma di come l’autorità politica vi si inserisca. Si giunge fino al punto di discutere, sul culto, circa quali santi ammettere, per proibire tutti quelli “russi”.

L’unica voce a levarsi, in Italia, è quella di Padre Nilo, custode del nuovo monastero di San Giovanni Theristis di Stilo, in Calabria. In sintesi, è una richiesta d’intercessione ecumenica a cattolici, evangelici e ortodossi, riuniti nella settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

Il Patriarca di Mosca Kirill e Papa Francesco
testatina

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